venerdì 23 maggio 2003
Lupetto "minimo", su un falso scandalo. L'altro ieri sulla prima del "Riformista", anima aperta e moderna della sinistra nostrana, c'era un corsivo, sotto il logo "minimo": "Riceviamo e pubblichiamo: Un vescovo cattolico ha detto a Baghdad: 'In fondo si stava meglio prima'. Siamo sicuri che l'alto prelato sia in buone condizioni psichiche? Siamo sicuri che i bombardamenti non l'abbiano turbato irreversibilmente? Noi non siamo sicuri". Un bel ragionare? Con una differenza, tuttavia, tra quelli del "Riformista" e quel "vescovo cattolico": lui lì, a Baghdad c'era prima e c'è ancora adesso, e i suoi confronti sono fatti sulla realtà, non sui principi astratti. Forse i suoi occhi vedono altro, le sue mani sentono altro, rispetto a ciò che si vede e si tocca dalla poltrona del "Riformista". Del resto il cardinale Camillo Ruini, nella prolusione all'Assemblea della Cei che si conclude stamattina ha detto che "in Iraq ha avuto fine una dittatura sanguinaria, ma rimangono grandi incertezze, difficoltà e disagi per la popolazione". Al "Riformista" forse non lo sanno, ma i vescovi hanno una particolarità: vivono insieme con la popolazione. Invece di scandalizzarsi usando una frase isolata dal contesto - di parole e soprattutto di vita - valeva la pena di pensarci due volte, prima di pubblicare "minimo". Aveva ragone Oscar Wilde: spesso gli scandali sono solo chiacchiere rese noiose dal moralismo. Vale anche per questo "minimo" moralismo modernizzante del nuovo "Riformista". Un "minimo" del tutto insufficiente.
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